- Sarebbe davvero ora di stendere un velo pietoso sui vaffa e sul vaffaday. Bisognerebbe oscurarli, ricacciarli nella notte del cattivo gusto imperante. Purtroppo il “vaffa” come imprecazione è entrato nel linguaggio comune, sostituendo almeno in questo positivamente l’orribile vizio di bestemmiare. Tutti noi, senza distinzioni di livello educativo, età, sesso, professione, ci lasciamo sfuggire un liberatorio vaffa se ci cade qualcosa di mano, se scoppia un temporale quando stiamo per strada senza ombrello, se qualcuno ci fa uno sgarbo o un gestaccio dalla macchina che ci sta accanto al semaforo. Ovviamente ci sono anche le degenerazioni, se si pronunciano dei vaffa troppo da arrabbiati ci scappa persino il morto accoltellato. Le parolacce esistono da sempre in tutte le lingue, ma esisteva anche ed era imposta in famiglia o nelle scuole la cosiddetta buona educazione. Ora il vaffa echeggia nei tram quando dalle scuole sciamano ragazzine urlanti spintonandosi con i loro pesanti zainetti, fiorisce fra le labbra siliconate delle troppe presunte nobildonne che dovrebbero sapere che la “noblesse” obbliga a tenere un contegno educato ed anche grazioso. Possiamo accettare che il vaffa facile scappi ancora di bocca al camionista che si ritrova di notte, sotto la pioggia, a dover cambiare una gomma bucata. Il turpiloquio imperversava di più ai livelli più bassi delle società. In Italia, paese particolarmente represso dalla cultura cristiano cattolica, molte parolacce o espressioni volgari avevano spesso sottofondi vaghi o palesi di natura sessuale, considerando la violazione del sesto comandamento come il peggiore dei peccati mortali. Infatti, il vaffa, specie se amplificato nel vaffanculo, sottintende innominabili storture sessuali, ma bisogna riconoscere che molti neppure ci pensano. Forse nemmeno il comico Grillo, arcinoto per le sue esibizioni scalmanate dove mandava “affa” i ricchi e i potenti, arricchendosi e acquistando persino il potere di fondare sul vaffa un movimento, anzi un partito di massa. Da noi un buon trenta percento dei cittadini è perennemente scontento e vota per chi schiamazza di più, magari da un palcoscenico dove si presenta scarmigliato, sudaticcio, con la bava alla bocca urlante improperi tra i quali il famigerato vaffa. A ragione possono essere sedotti i poveri e gli sfortunati, meno chiaro come possano aderire a movimenti di scappati di casa persone abbienti, sedicenti intellettuali e politici allenati nel salto della quaglia. Delusi dai risultati dei vaffagoverni molti poi rifluiscono nelle solite sigle politiche degli oppositori comunque sia. Ora, inventare un vaffanight per oscurare il già fallimentare vaffaday sembra inopportuno. Si “valorizzerebbe” ancor più il vaffa, entrato come giaculatoria adottata da tutti. Sarebbe inutile, antidemocratica e assurda una legge che vietasse il turpiloquio. Diciamolo sinceramente è assai liberatorio e pittoresco, fa parte del costume anche se scostumato. Tuttavia, forse, ci vorrebbe un regolamento contro le parolacce e gli insulti sul quale far giurare tutte le persone che hanno importanza pubblica: politici, amministratori, magistrati, insegnanti, giornalisti, opinionisti e così via. Si ritorni ove possibile alla sana vecchia, forse anche un po’ ipocrita, buona creanza, medicando le terribili ferite inferte alla nostra bella lingua italiana, inquinata da inglesismi, espressioni gergali volgari, parolacce e turpi sottintesi, come appunto quel brutto e tanto diffuso “vaffa”. Consoliamoci, comunque, tutto passa di moda rapidamente. Ricordiamoci dei tempi in cui da certe bocche era un continuo fluire di insensati “cioè”.
Umberto Mantaut
