MEGA, Make Europe Great Again, facciamo nuovamente grande l’Europa, sembra un motto per scimmiottare l’acronimo statunitense MAGA, Make America Great Again, ma occorre sottolineare grandi differenze. Si parte dal concetto di “grandezza”, che per gli americani significa solo benessere economico e potenza militare. Erano abituati ad essere la più grande potenza mondiale, sotto tutti i profili, con la pretesa di ergersi a gendarmi del mondo e a modello di grande democrazia moderna. Per loro è stato un trauma veder nascere le tigri asiatiche, dove di democrazia non si parla, ma in soldoni sembrano stare benissimo, tanto che la Cina tiene per il collo gli USA avendo il controllo del loro debito pubblico. Noi europei consideriamo probabilmente la “grandezza” legata alla bellezza e alla cultura. Siamo un continente piccolo e vecchio con una storia travagliata. Purtroppo nei nostri limitati confini territoriali ospitiamo un incredibile coacervo di nazionalità, culture, tradizioni, lingue e storia. Unirci per costituire gli Stati Uniti d’Europa rimane un sogno gaullista, che tra l’altro vagheggiava un’Europa indivisa fra l’Atlantico e gli Urali, includendo la grande Russia, quindi in definitiva dall’Atlantico al Pacifico, considerando la immensità di quel paese, profondamente europeo per cultura, ma esteso ad oriente anche su enormi territori asiatici. In fondo l’Europa fu unita solo sotto la pax romana, dalla Britannia all’Attica, dalla Gallia alla Dacia, dalle terre germaniche a quelle iberiche. Le elite comunicavano in latino, ma i popoli di diversa cultura si sentivano protetti dalla potenza ed anche prepotenza di Roma. Dopo il crollo dell’Impero romano, vi furono vari tentativi per creare un’unica entità continentale, dal Sacro Romano Impero alle imprese napoleoniche fino alle follie criminali hitleriane, ma in definitiva la vecchia Europa ha vissuto di discordie e di guerre fino ai recenti anni ’50 del secolo scorso. Un grande sogno si profilò all’orizzonte con la firma del Trattato di Roma. I sei fondatori probabilmente vagheggiavano un futuro grande paese definibile “Stati Uniti d’ Europa”, ma all’inizio la Comunità fu solo economica. Il Mercato Comune Europeo sembrò allettante e poco per volta si giunse all’attuale Unione di 27 paesi. Le difficoltà di governo e gestione di un simile coacervo di Stati grandi e piccoli di lingua e cultura differenti non è cosa facile, specie se si analizza la attuale organizzazione delle istituzioni europee. Si parte da un Parlamento insediato a Strasburgo, privo di potere legislativo, trasformatosi poco per volta in una bassa corte di strapagati elementi incompetenti nelle materie che intendono trattare, litigiosi come comari, alcuni con precedenti poco onorevoli. La Banca Centrale a Francoforte pretende di gestire la moneta unica che per alcuni paesi è stata disastrosa, col pugno di ferro sui tassi di interesse, cosa che frena le economie. Il vero potere sta a Bruxelles nelle mani della Presidenza della Commissione che ha sempre avuto il compito di emanare direttive che poi i vari Stati devono adottare trasformandole in leggi locali. Dovremmo rimpiangere i bei tempi nei quali i mediocri burocrati di Bruxelles perdevano tempo a fissare il grado di curvatura dei cetrioli. In fondo allora non erano nocivi. Poco per volta questa casta di intoccabili strapagati è entrata nelle nostre esistenze peggiorando sistematicamente le nostre condizioni di vita e di lavoro. L’Asse franco-tedesco per anni ha badato a fare solo il suo interesse, specie sotto il controllo della famigerata Frau Merkel e di quel poco di buono di Sarkozy. Ora i due grandi paesi pagano il fio. La Francia si sta suicidando in un caos politico, nel disordine organizzativo, nella perdita della sua proverbiale “grandeur”. La Germania è in calo economico, cosa inconcepibile per i tedeschi abituati a ritenersi la locomotiva del continente. Paradossalmente sembriamo noi in migliori condizioni economiche, ma la casta burocratica di Bruxelles non ne vuole sapere di considerarci “maturi” per svolgere il nostro ruolo di grande paese fondatore. Terrorizzata dalla idea di un cambio di marcia ha sostanzialmente “conservato” il vecchio assetto di comando con la conferma di Frau Ursula alla Presidenza della Commissione. Bisogna sperare che la tedesca, forse più intelligente dei suoi sostenitori, abbia il buon senso di evitare che la Unione, poco per volta, sotto i colpi di direttive negative per le economie e il tenore di vita dei popoli si disgreghi, allontanando la prospettiva sognata di un continente unito in grado di tener testa alle potenze dell’Asia, alle dittature vecchie e nuove e alla pretesa americana di farci da balia in eterno.
Umberto Mantaut
