C’era una volta a Cerenova un abbozzo di ciclopista. Parliamo di alcuni anni fa e non è il caso di citare la Giunta che all’epoca ci governava, poiché nel gettare soldi dalla finestra sono tutte uguali. Si possono scusare soltanto sapendo che spesso si tratta di fondi stanziati da Bruxelles. Se non li prendiamo e li sprechiamo gli ecopazzi della U.E. li dirottano su altri paesi. Per le ciclopiste si fa avanti l’Olanda che, essendo piatta e con gli abitanti abituati ad andare su due ruote dalla culla alla bara, di certo sa farne buon uso. La curiosa ciclopista che avevamo serpeggiava a tratti fra le case, ma prevalentemente attraversava aree verdi con la caratteristica di essere una pista di terra battuta: fango d’inverno e polvere in estate. Ormai il tracciato è quasi scomparso invaso dalle erbacce, qualcuno lo percorre a piedi sperando che porti da qualche parte, ma finisce nel nulla dopo un ultimo tratto al centro dello spartitraffico del viale Campo di Mare. Ora, che la ecofollia europea ha raggiunto livelli parossistici, l’odio per le quattro ruote si respira anche nell’aria pura della nostra bella Cerveteri e, sull’onda della moda, rieccoci a progettare un’altra ciclopista, questa volta probabilmente a spese dell’asfalto disastrato delle nostre strade. Magari il fondo della moderna struttura sarà curato e colorato per renderla più visibile. Nessuno si è preso la briga di censire i ciclisti residenti in zona. Si sarebbe accorto che si possono contare con le dita di una mano di un infelice che ha perso l’anulare e il mignolo in qualche incidente. Insomma si tratta di tre gatti ed anche ben poco randagi. Solo la domenica mattina nei pressi dei bar della zona si notano gruppetti di individui travestiti da marziani con le loro biciclette supertecnologiche, ma costoro non usano le ciclopiste. Si lanciano stoicamente su statali e provinciali, specie se in salita dove provare il brivido della pedalata assistita e poi vantare con gli amici i loro record chilometrici. Insomma, ancora una volta vedremo sprecare soldi e spazi pubblici per un’opera di regime del tutto inutile per mancanza di fruitori. Presto le erbe si faranno strada fra le crepe del manto stradale e i cordoli salteranno a dritta e a manca urtati dalle auto nelle loro gimcane per evitare le buche anzi i crateri che costellano le strade di scorrimento. Esaurito l’aspetto tragicomico del grandioso progetto, conviene sottolineare qualche elemento positivo. Immaginiamo un taglio di nastro scenografico, con gran parte della Giunta scesa a valle con le auto di servizio, che inquinano ma evitano di pedalare dal colle delle glorie etrusche alla Marina, che lassù considerano un serbatoio di voti da dimenticare un’ora dopo la chiusura dei seggi. Non mancherà l’ecodiscorso per giustificare la seconda ciclopista divenuta indispensabile, dal momento che la precedente è stato un insuccesso, poiché gli abitanti delle frazioni a mare si ostinano ad usare l’auto pure per andare a comprare le sigarette, non capiscono i salutari benefici delle due ruote sull’ambiente e la salute personale. Insomma, ci attendiamo una lezioncina rimprovero fra i lampi delle macchine fotografiche. Ci consola comunque il fatto che siamo governati da persone gentili e fotogeniche. E’ pure possibile che nello scendere a valle si accorgano del degrado aumentato in tutto il comprensorio costiero e, dopo la “spesa” per la ciclopista, provvedano almeno a tappare le buche stradali e a regolamentare meglio la raccolta dei rifiuti.
Umberto Mantaut
