Dal Vangelo secondo Luca: “Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c’era posto per loro nell’albergo.” (2, 1-14).
Dal libro del profeta Isaia: “ Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse…….un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità…..” (9, 1-6).
Dai ricordi dei nostri Natali infantili: “Maria già trascolora, divinamente affranta, il campanile scocca la mezzanotte santa “ …….e un coro di bimbi, sotto un abete innevato con fiocchi d’ovatta, intona: “Stille Nacht”. Betlemme è rimasta come ai tempi della nascita di Gesù. E’ un presepe. E’ povera e polverosa, con le case bianco-rosee allineate, in pittoresco disordine, lungo strade disselciate sui fianchi di colline siccitose. Gli abitanti palestinesi di oggi, agricoltori, pastori e artigiani del legno e della madreperla, vivono ancora in una dignitosa miseria. Un palestinese loquace che gestisce un piccolo negozio di souvenir cristiani (presepi, cartoline del luogo santo, rosari e crocifissi) mi confessò che vorrebbe la pace con Israele che aumenterebbe l’afflusso di turisti e i suoi piccoli affari, con due mogli e molti piccoli da mantenere. Tuttavia, la situazione attuale della cittadina sembra non essere destinata a cambiare. Sempre più s’allontana la possibilità di accordo fra arabi ed israeliani, circa il destino delle città e dei quartieri palestinesi. All’indolenza musulmana, alimentata anche dalla mancanza di aiuti e stimoli, si affiancherebbero la febbre di rinnovamento e l’iniziativa dirompente, ebraiche. L’odiosa frontiera, lungo la via che collega Gerusalemme a Betlemme, sembra destinata a non scomparire. Ancor oggi, ogni mattina, i palestinesi laceri giungono al posto di controllo a bordo dei loro veicoli sinistrati, li lasciano in appositi parcheggi, fanno colazione in fumose cucine all’aperto, poi, in fila, controllati con sospetto uno ad uno, raggiungono gli autobus moderni, israeliani, i quali li trasportano nei cantieri di lavoro. La paura ebrea degli attentati è, evidentemente, minore di quella di perdere tanta manodopera a buon mercato. Ovviamente, i turisti, che portano valuta pregiata, passano in corsie preferenziali, senza essere molestati. Eppure Betlemme pare un suburbio turistico della capitale israeliana. Si notano timidi cantieri per nuovi alberghi, ristoranti e centri commerciali. Dal presepe potrebbero sparire pecore e pastori, per far posto a torpedoni e turisti, grotte e catapecchie si convertirebbero in parcheggi sotterranei e grattacieli, e i nuovi re Magi, abbandonati i dromedari, arriverebbero a bordo di limousine metallizzate. Non più oro, incenso e mirra, ma dollari, smog e birra. Per fortuna, intorno al luogo santo, la piazza del Presepe e la Basilica della Natività, sembra che sia stato steso un cordone sanitario, contro le profanazioni del turismo di massa. I pellegrini compunti passano dalla luce accecante della spianata alla penombra del tempio austero, sorvegliato gelosamente dai francescani, garanti dello statu quo. Dopo le preghiere, a piccoli gruppi e in silenzio si scende nella santa grotta. Nella mangiatoia, su una stella d’argento, si legge:
“HIC DE VIRGINE MARIA JESUS CHRISTUS NATUS EST “.
Umberto Mantaut
