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Intelligenza naturale

Anche il più disinformato e ottuso di noi ha capito che dietro la schiera di oscuri quanto nocivi burocrati che pretendono di governare il mondo si deve nascondere un grande vecchio farabutto che ha come obiettivo l’appiattimento delle menti mondiali su un pensiero unico, il suo, con la intenzione di eliminare ogni possibilità di critica, ogni dubbio, ogni resistenza. L’appiattimento delle menti dovrà essere totale. Cancellate le obsolete “culture”, iniziando dalla nostra, disconosciute le radici religiose dei nostri paesi, vietate le opinioni personali, imposti i consumi da una martellante pubblicità, definiti trogloditi coloro che vorrebbero tentare di dialogare con gli ammaestratori delle masse addestrati a non lasciar parlare tutti gli altri, con una incredibile protervia e una eterna smorfia di disgusto verso il “popolino” che ancora si reca a votare e non obbedisce alle direttive che ci vorrebbero far passare come universali. L’ultima trovata è la pretesa che si accetti a livello globale la supremazia dell’intelligenza artificiale su quella naturale, giurando sulla perfezione della prima e sulla fallacia della seconda. Noi italiani, nipoti forse poco degni, ma pur sempre parenti, dei grandi geni fautori della civiltà e della cultura del mondo intero, dovremmo indignarci più di tutti gli altri di fronte alla pericolosità di questa artificiale mostruosità. Di certo ad essa non hanno fatto ricorso i nostri Leonardo da Vinci, Michelangelo, Dante, Marconi, Machiavelli, Verdi e tutte le altre innumerevoli menti eccellenti figlie della nostra terra. Per non passare per retrogradi e negazionisti possiamo anche ammettere che in certi ambiti dove servono velocità di calcolo e scelte forse più sollecite di quelle della mente umana, l’intelligenza artificiale può darci una mano nel risolvere problemi, a patto che non ne crei altri tutti negativi, pericolosi ed anche criminali. I robot sono affascinanti, ma bisogna evitare che raggiungano la capacità di prendere iniziative bizzarre fuori dal controllo dei loro inventori, i quali, proprio per la natura umana che prevede anche la cattiveria, potrebbero divertirsi a creare mostri in grado poi di sfuggire di mano e fare in peggio le brutte cose di cui abbiamo sempre ampiamente dato prova con i nostri comportamenti in tutti i campi, sia nei cosiddetti malaffari sia in guerra. Per il momento, noi poveri e disprezzati  componenti delle “masse”, inebetiti nella acritica e costante contemplazione degli schermi micro e macro, abbiamo avuto già qualche prova di cosa ci possiamo attendere dall’abuso della intelligenza artificiale. Una banda di buontemponi, in realtà criminali, imita fedelmente la voce di un personaggio importante, magari un ministro. Telefona a persone a lui legate da impegni e fiducia e le obbliga a elargire fondi per presunti nobili scopi, mentre in realtà si tratta di volgari truffe. Qualcuno ci casca, qualche altro ha dubbi e cerca di chiarire con la vittima principale del raggiro. Finalmente si scopre la “porcata”, ma siccome dovrebbe essere perseguita per legge e le nostre leggi son state fatte per rimanere lettera morta, ben presto non ne sentiremo più parlare. Un altro manipolo di farabutti, questi dotati del “buon gusto” che ormai permea ogni spettacolo da offrire ai beoti, sceglie il litorale martoriato della striscia di Gaza, lo trasforma in un lungomare, brutta copia di Miami Beach, e mostra uomini politici importanti in costume da bagno intenti a brindare a chissà quale vittoria. Altri malfattori ancora più volgari usa il volto del nostro primo ministro donna che, mezza nuda, si spalma la crema solare su quella stessa spiaggia con la risacca che rimescola il sangue dei palestinesi che non sono morti in mare, ma sotto le macerie impressionanti dei loro agglomerati urbani. Dunque, ognuno di noi, più o meno noto ed importante, d’ora in poi, grazie alle orrende manipolazioni dell’intelligenza artificiale, vivrà nel rischio di vedersi rappresentato nelle più vergognose situazioni, esposto alla gogna mediatica, costretto a querelare con la certezza che tutto finirà nel vuoto della giustizia nostrana, della quale non possiamo più avere fiducia. Già si ode il lamento adirato delle orde progressiste gridare ai quattro venti che non ci si può opporre ai successi della scienza, che dobbiamo fidarci ciecamente di ciò che elaborano i computer, che non dobbiamo più avere una vita nostra con una testa nostra, ma dobbiamo essere “on line” per qualsiasi evenienza, adempimento burocratico, pagamento, visita medica, contratto per utenze, voti dei figli, biglietti di treni o aerei, acquisti senza prima vedere la merce, incontri sentimentali, nuove amicizie, oroscopi, meteo, diagnosi, ricette mediche, insomma tutto, senza più uscire di casa, evitando almeno di essere aggrediti da sconosciuti clandestini ed anche da nostri connazionali ormai privi di coscienza, rispetto per la vita e i beni degli altri, di ogni capacità cognitiva, specie se molto spesso sotto l’effetto di alcool o droghe. L’umanità si preoccupa che la fine del mondo si stia avvicinando sull’onda dei cambiamenti climatici, ma il pericolo viene dagli schermi che abbiamo in casa o stringiamo notte e giorno fra le nostre mani. Un brutto giorno, forse per fenomeni elettromagnetici provenienti dallo spazio, ma più facilmente come parto della mente malata di un abile informatico o di qualche stato Sansone, deciso a far crollare il tempio con tutti i filistei, di colpo, senza alcun preavviso, tutti i sistemi informatici del globo si spegneranno senza rimedio. Piomberemmo nel caos più totale. Non si troverà più nel mondo una persona capace di usare la intelligenza naturale per tentare il salvataggio, quella artificiale sarà irrimediabilmente spenta o lampeggiante a vuoto sotto la scritta “attendere il riavvio”, che non potrà mai più avvenire. Molti moriranno subito vittime di un colpo al cuore o di incidenti inevitabili cessando  ogni controllo aereo o ferroviario, subentrando il buio improvviso nelle camere operatorie, l’arresto dei macchinari nelle terapie intensive ed altri innumerevoli cortocircuiti. Pochi superstiti inebetiti ritorneranno nelle caverne come auspicano i verdi, con la clava atomica neutralizzata, pronti a nutrirsi di farine di grilli, a muoversi a cavallo di dromedari, di accendere il fuoco strofinando due legnetti. Mezzo gradino più su del livello di civiltà raggiunto dalle nostre sorelle scimmie.

                                                                                   Umberto Mantaut        

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