Si sono appena concluse le elezioni per il rinnovo di tre importanti consigli regionalii: Veneto, Campania e Puglia. Come largamente prevedibile non è cambiato proprio niente. In Veneto si è rinnovato il governo di centro destra, mentre in Campania e Puglia si sono rieletti i governi di centro sinistra. Però sia a destra che a sinistra si esulta e si inneggia a chissà quale vittoria. Del dato più significativo emerso, ossia l’assenteismo, non si preoccupa nessuno. Alle urne si reca ormai meno, molto meno, della metà degli aventi diritto. Come a dire che su poco più di 57 milioni di amministrati la politica governante rappresenta poco più di 12 milioni di anime, grosso modo equivalenti a parenti, amici, fideisti, quest’ultimi nemmeno tutti. Credo che il motivo principale sia che viene percepita l’inutilità del proprio voto, o meglio, che governi il centro sinistra o il centro destra i provvedimenti attuati sono gli stessi, lontani dalle necessità reali. Insomma, l’elettore, almeno quello che non va più alle urne, non si sente rappresentato. Lo dimostra anche l’inarrestabile precipitare in basso del livello qualitativo della nostra classe dirigente. Nella maggior parte dei casi, chi non si reca più alle urne lo fa consapevolmente: non intende assoggettarsi al pensiero unico, preparato nelle opportune sedi e portato avanti dal politicante di qualsivoglia colore. Non si è più disposti ad accettare imposizioni mascherate da democrazia. Di questo dovrebbe occuparsi una politica efficiente ed eventualmente capace.
Giorgio Raviola
