Qualche tempo fa un amico politico mi propose di entrare a far parte di una compagine che si sarebbe candidata in occasione delle vicine scadenze elettorali per il nostro Comune. Ovviamente chiesi di vedere il programma elettorale. Venivano indicate cose che sapevo non potessero essere mai realizzate. Era il classico libro dei sogni, praticamente sulla carta e nelle pie intenzioni venivano soddisfatte tutte le esigenze dei cittadini. Ogni problema trovava nel programma la sua risoluzione. Rifiutai dicendo che con i cittadini bisognava essere franchi, onesti, in buona fede ed avrei appoggiato solo chi avesse detto la verità, vale a dire che i problemi erano tanti e si rendeva indispensabile verificare la consistenza economica del Comune, in funzione della quale si sarebbe stilato un corretto e preciso elenco di cose da fare con le relative priorità, non essendo di certo sufficienti i soldi per fare tutto e subito. La risposta fu: “Stai scherzando, così facendo non ci voterebbe nessuno.“ Aveva ragione il mio amico politico, se non prometti sogni non ti votano, però così facendo si innescano meccanismi pericolosi. Capita sempre più spesso che quando si è in opposizione si prometta di tutto e di più, per fare poi l’esatto contrario appena vinte le elezioni e passati al comando. L’ulteriore dimostrazione ce la danno almeno tre cose: i provvedimenti messi in atto dall’attuale Governo, addirittura opposti a quelli promessi; la percentuale di votanti, sempre più in calo; il fatto che la politica ormai si faccia solo e sempre in televisione ed in base a precise analisi comunicative. Ci sono poi i sondaggi ad orientare la politica, in virtù dei quali si avrebbe la pretesa di stabilire come la pensano gli italiani ed in merito agire. E loro, i politici, al di fuori di ogni campagna elettorale sono omologati, ubbidienti ai desiderata dei poteri forti, guerre comprese, naturale conseguenza della cieca obbedienza. D’altronde i membri del Parlamento, che dovrebbero essere le eccellenze di una nazione, sono invece soggetti dai quali aspettarsi soluzioni sarebbe come tirar fuori il classico sangue da una rapa.
Giorgio Raviola
