Nel lontano 24 giugno 2008, si costituì un gruppo di lavoro per la attuazione del Piano di gestione del sito UNESCO. Con sede alla Casa Grifoni si riunirono frequentemente, a titolo gratuito e senza oneri per l’ente, undici professionisti. Tra di loro si contavano: un’archeologa, un architetto, un restauratore, una insegnante, un geologo, un grafico, un giornalista, due esperti in procedure finanziarie CEE. Lo scrivente, agronomo, quindi apparentemente fuori luogo, fu nominato in quanto testimone di innumerevoli visite guidate in siti protetti dall’UNESCO nel mondo: dall’esercito di terracotta cinese alle cascate di dell’Iguazù in Brasile, dalla necropoli di Tatta in Pakistan alla Piazza Rossa di Mosca, da Pompei a Bruges,dal parco Amboseli in Kenia alle Niagara Falls. Il Gruppo, fatte salve le cure specifiche da dedicare alle grandi necropoli e ai musei etruschi cittadini, decise di proporre progetti di supporto turistico e culturale per far uscire Cerveteri dall’incombente presenza di Roma, polo di attrazione mondiale e, ovviamente, non si dimenticò Tarquinia, abbinata nella protezione UNESCO. Insomma si trattava di valorizzare l’intera Etruria del sud come secondo polo laziale di grande importanza culturale, considerando inoltre che la civiltà etrusca di Caere Vetus e Tarxuna precedette e fu molto gloriosa assai prima dell’impresa di Romolo e Remo. Si iniziò da iniziative minori per passare progressivamente a progetti più ambiziosi. Il primo progetto ebbe come ambito tematico e come obiettivo di gestione l’alberatura dell’aiuola spartitraffico del Viale Manzoni in Cerveteri, lungo l’itinerario d’accesso alla Necropoli della Banditaccia, fra la Via Settevene-Palo e il centro storico. Seguì un progetto di un corso per lo studio e il lancio dell’oreficeria etrusca. Si presero contatti con l’IILA Istituto Italo Latino Americano e con l’Ecuador dove, assistiti da esperti italiani, fu recuperata con successo l’arte orafa incaica nella città andina di Cuenca. Si svilupparono poi due ambiziosi progetti didattico-culturali, il primo si limitava alla organizzazione sistematica di visite guidate per le scuole elementari e medie inferiori di Cerveteri, il secondo nominato “Two in one”, consisteva in due iniziative in una, ossia visite guidate e ricerche nelle aree archeologiche di Tarquinia e Cerveteri, facenti parte di un unico sito protetto dall’UNESCO, riservate agli allievi delle scuole superiori del Lazio e poi dell’Italia intera e dell’estero. Tuttavia, il progetto più interessante era denominato “Il treno dell’Etruria”. Il progetto a costo zero per i contribuenti di Cerveteri risultava pure assai poco oneroso per le ferrovie dello Stato. Non si trattava di “grandi opere” poiché la linea a doppio binario esiste già per intero dall’aeroporto a Tarquinia. Per l’esattezza: dallo scalo aereo intercontinentale a Ponte Galeria si sovrappone alla linea FL1, da Ponte Galeria a Maccarese esiste, dismessa ma non trascurata, la tratta tirrenica non più percorsa dai treni che da Maccarese a Trastevere usano la nuova linea diretta con viadotti e gallerie e risparmi di tempo. Infine, da Maccarese a Tarquinia con fermate a Cerveteri e Civitavecchia si raggiunge Tarquinia-scalo seguendo la FL5. Si noti che il turismo odierno si avvale per i giovani dei voli lowcost e per gli anziani delle navi da crociera, inoltre molti hanno già visitato una o più volte Roma e vengono nel Lazio per scoprire altri tesori tra i quali le vestigia etrusche. Ovviamente i Comuni di Cerveteri e Tarquinia dovrebbero istituire navette fra la ferrovia le necropoli e i musei protetti dall’UNESCO. Le FFSS dovrebbero soltanto mettere su rotaia, almeno all’inizio, treni corti di un paio di carrozze con frequenza ogni 30 minuti nelle ore di punta. All’epoca del progetto, un funzionario delle ferrovie laziali chiamò dicendosi molto interessato, solo con qualche remora legata agli orari già assai fitti di corse delle linee FL1 ed FL5. Tuttavia, oltre all’interesse turistico “etrusco” del collegamento, si offrirebbe un comodissimo servizio a tutti i pendolari che lavorano nell’hub di Fiumicino o che devono prendere un aereo e vivono lungo la costa ovest. Oggi, se da Civitavecchia si vuole raggiungere l’aeroporto bisogna andare fino a Trastevere e poi cambiare treno sulla FL1 e tornare verso il mare, con disagi e perdite di tempo. Purtroppo viviamo in un paese dove per dar vita a nuovi progetti sui territori occorrono tempi lunghi per lasciar discutere a vanvera i perditempo, lottare contro i sistematici “no” delle opposizioni, combattere contro le pastoie della orrenda burocrazia. I progetti citati non hanno avuto seguito, probabilmente protocollati, devono ingiallire in qualche cassetto comunale. Dare una “dritta” alla Giunta Gubetti potrebbe essere utile. Si riprenda il discorso del treno dell’Etruria, telefonando a qualche funzionario delle ferrovie dello Stato responsabile della rete laziale. Chissà, magari in via sperimentale si potrebbero mettere su rotaia convogli corti di un paio di carrozze per vedere “l’effetto che fa”. La Sindaca Gubetti darebbe un valido impulso turistico all’Etruria protetta dall’UNESCO, riceverebbe gli applausi dei pendolari della nostra area costiera, faciliterebbe il collegamento con l’aeroporto da parte di crocieristi e fruitori dei traghetti con la Sardegna. Ultimamente la mobilità “su gomma” nel nostro territorio è assai peggiorata, forse è il caso di fare qualcosa di utile per la mobilità su rotaia. In corner, la Sindaca, in affanno e ormai vicina alle fatidiche “idi di marzo” o alla notte dei lunghi coltelli, ha da poco deciso di “rimodulare” la composizione della sua Giunta, spostando incarichi, sostituendo, rimodulando. Speriamo che ora qualcosa migliori nei metodi e nei meriti. L’elezione del primo Sindaco donna del Comune di Cerveteri fu in effetti la nostra “hope for the future”, forse l’ultima speranza per il futuro.
Umberto Mantaut
