Questo paese, come i progressisti si ostinano a chiamare la nostra splendida Italia, senza mai nominarla, è sempre stato visto dall’esterno, grazie anche a loro, come un esempio europeo di repubblica delle banane. Con l’aumento delle temperature presto potremmo anche coltivarle in Sicilia, ma le banane per peso e quantità non riusciranno mai a superare la massa dei mandolinisti. Sì, proprio i mandolinisti, ma per capirci qualcosa bisogna risalire al secolo scorso e a molti anni fa. Esisteva all’epoca un figuro, più traditore che losco, il quale, ricevuta dalle mani insanguinate di Stalin, suo grande amico, l’agognata cittadinanza sovietica, ebbe a dire testualmente: “E’ per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più”. Dunque non repubblica delle banane ma patria di mandolinisti. In fondo un miglioramento. Il miserabile rientrò in patria a riuscì a bloccare con complici locali il boom economico che ci faceva gareggiare col Giappone nella ripresa postbellica pur essendo stato un paese perdente. Fino alla sua morte e oltre fu definito dai suoi compari “il Migliore”. Ma l’immagine dei mandolinisti era in fondo troppo romantica. Per denigrare di più il nostro bel paese occorreva altro. Lo chiamarono verismo, ossia sciorinare senza pudore i panni sporchi alla vista di tutti. Una fitta schiera di intellettuali, scrittori, registi, attori ed altre celebrità, mentre al nord, con il valido aiuto delle giovani braccia degli emigrati dal meridione, la classe imprenditoriale e lavoratrice portava l’Italia al settimo livello fra i paesi più industrializzati del mondo, i nostri denigratori la riempivano di mondine con l’acqua fino alle natiche, ladruncoli di biciclette, scugnizzi lustrascarpe, popolane sguaiate sempre incinte per non essere arrestate come contrabbandiere. Si giunse a mettere la più bella in groppa a un somarello e un grande attore con la faccia affondata in un piattone di spaghetti al sugo. Tuttavia, i colpi di grazia vennero dalle gesta delle mafie mai realmente ostacolate e delle brigate rosse, assassini, ma pur sempre compagni, che magari “un po’” sbagliano. In tempi più recenti intervenne la Unione Europea. Dimentica che l’Italia nell’ora fatidica della firma del Trattato di Roma fu uno dei pilastri portanti della Comunità, non ha fatto altro che danneggiarci con l’arroganza francese e la “tedesca rabbia”. La Erinni che decide tutto sui tassi di interesse tentò di distruggere la economia, non solo nostra. La Commissione in mano ai “gretini ecofolli” ci perseguitò con direttive allucinanti. Dovremmo rottamare la nostre auto e comprare quelle cinesi elettriche, costose e problematiche per manutenzioni, autonomia e ricariche. I nostri agricoltori dovrebbero abbandonare le terre fertili generose di eccellenze alimentari per restituirle alle ortiche, alle serpi e ai sorci in via di estinzione. Poi hanno previsto per le nostre case cappotti termici e pannelli solari, con costi incredibili e danni estetici, senza contare i nostri magnifici panorami deturpati da schiere di orrende pale eoliche. Ci sono anche piccole idiozie come quella del tappo delle bottiglie di plastica che non si stacca, sicché nel versare i liquidi quasi sempre ci si sbrodola. L’attacco peggiore è stato riservato alla nostra famosa dieta mediterranea. Niente pasta, bistecche, formaggi e dolci tipici. Ci dovremmo adattare a pasticci di farina di grilli, locuste saltate in padella, minestroni con piattole, zecche e scarafaggi al posto della salutare minestrina con i quadrucci in brodo di pollo. Tuttavia i polli, ovvero le masse silenziose occupate a lavorare e a comportarsi bene, si stanno ribellando alle angherie dei politici, alle invasioni favorite dai mercanti di nuovi schiavi, al calpestio delle tradizioni della vecchia Europa cristiana, insomma ad un andazzo suicida. Pur disertando le urne in altissima percentuale, non solo nel paese dei mandolinisti, ma in tutto il vecchio continente, la gente ha tentato di punire i colpevoli di tanto disastro votando contro la classe dirigente. L’Italia da tempo stanca del “politicamente corretto” è stata scorretta, ma le botte peggiori sono state suonate ai dirigenti di Francia e Germania, i paesi senza banane o mandolinisti con la pretesa di comandare su tutti gli altri mentecatti non allineati alle loro tracotanti politiche. Da noi, andando per negozi di strumenti musicali, rari ma raffinati, si scopre che i mandolini sono ormai ben poco richiesti, segno che il nostro popolo si dedica ad altre musiche. Sicché, il bello deve ancora venire. Pare che a Bruxelles, con i tonti utili del partito popolare europeo ancora numerosi e decisivi, frau Ursula, saldamente avvitata alla “cadrega” più importante del continente, abbia i numeri per restare in sella. La tedesca figlioccia della terribile Merkel sembra aver capito che continuare nella vecchia politica comunitaria si finirebbe per distruggere quel poco che resta dell’Europa sognata dai sei grandi fondatori. Come tutte le tedesche, è una donna “starr und pragmatisch”, rigida e pragmatica, sicché forse possiamo sperare che tenga conto che il vento è cambiato e bisogna modificare profondamente tutto l’impianto delle folli direttive “green”, verdi, se non vogliamo altri “exit” come accaduto con il Regno Unito, oppure esasperare gli animi della maggioranza silenziosa che ha dato un chiaro segnale di insofferenza. Guai a “épater le bourgeois”, impressionare i borghesi, ossia la classe media, e assecondare le scomposte pretese delle minoranze. Die vorgewarnte Frau ist bewaffnet, donna avvisata mezza salvata.
Umberto Mantaut
